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24 ottobre 2019

Ettolitri di camdeggina

La moglie di Carminati: "Mi riporto mio marito a casa"


Non è Mafia Capitale. La Cassazione esclude il 416 bis per Carminati e Buzzi e smonta la sentenza d'appello del 2018

La Banda della Magliana era un'organizzazione criminale italiana, di stampo mafioso, operante a Roma
Nata nella seconda metà degli anni settanta, fu la prima organizzazione criminale romana a unificare in senso operativo la frastagliata realtà della malavita locale, costituita fino ad allora da piccoli gruppi di criminali
 Costituita la banda, I crimini andavano dai sequestri di persona, al controllo del gioco d'azzardo e delle scommesse ippiche, dalle rapine al traffico di droga; col tempo la banda estese la propria rete di contatti alle principali organizzazioni criminali italiane, da Cosa nostra alla camorra, nonché a esponenti della massoneria in Italia, oltre a numerose collaborazioni con elementi della destra eversiva, della finanza.
La storia dell'organizzazione, fatta anche di legami mai del tutto chiariti con politica e apparati istituzionali statali, la vide coinvolta in alcune vicende quali l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, il caso Moro, i depistaggi nella strage di Bologna, i rapporti con l'organizzazione Gladio e con l'omicidio del banchiere Roberto Calvi, fino alla sparizione di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori e all'attentato a Giovanni Paolo II.[


L'eversione nera con i NAR.


«Massimo Carminati nasce nell'ambiente dell'estremismo di destra come amico e compagno di scuola di Valerio Fioravanti, al quale si lega in modo forte, e di Franco Anselmi.
  Dopo gli anni della militanza politica e successivamente della commistione fra eversione politica e malavita comune, preferendo alla lotta ideologica l'utilità economica, Carminati finì per convogliare tutti i suoi sforzi nella criminalità organizzata che nella capitale in quella seconda metà degli anni settanta era contraddistinta da una pressoché totale egemonia della Banda della Magliana
 Dopo varie condanne . e vari indulti che lo fanno uscire di galera, esempio

Nell'aprile del 1987 a Roma Massimo Carminati fu condannato a 3 anni e mezzo di reclusione in via definitiva per la rapina alla filiale della Chase Manhattan Bank del 27 novembre 1979 Nove i capi d'imputazione: tra cui la rapina, il porto illegale di armi, la ricettazione, le lesioni personali. Su questa pena intervenne l'indulto del 1986.[19] Su questa condanna intervenne un altro indulto per cui fu disposta la riduzione della pena per liberazione anticipata nel 1992 e, avendo Massimo Carminati dato prova di partecipazione all'opera di rieducazione, gli fu riconosciuto un ulteriore sconto di 7 mesi.

Mafia Capitale[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 dicembre 2014 viene arrestato dai Carabinieri del ROS insieme ad altre trentasei persone (tra cui Salvatore Buzzi, ritenuto suo braccio destro) con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata L''inchiesta, chiamata dagli inquirenti Mafia Capitale, riguarda le infiltrazioni mafiose nel tessuto imprenditoriale, politico ed istituzionale della città, attraverso un sistema corruttivo finalizzato ad ottenere l'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate 
Il 13 dicembre viene trasferito dal carcere di Rebibbia a quello di Tolmezzo in provincia di Udine per incompatibilità ambientale[29] e il successivo 25 dicembre, dopo essere stato sottoposto al regime del 41-bis, viene trasferito al carcere di Parma.[30]
Il 12 gennaio 2015 i PM della Procura di Roma chiedono per lui e altri 10 indagati la sorveglianza speciale, l'obbligo di soggiorno e la confisca dei beni.[31]
Il 1º giugno il GIP accoglie la richiesta dei PM per il giudizio immediato: il processo per Carminati e altri 33 indagati è iniziato il 5 novembre.[32]
Al processo per Mafia Capitale, il 27 aprile 2017 i PM e i due sostituti procuratori della procura di Roma chiedono la sua condanna a 28 anni di carcere, ritenuto dalla procura il capo e l'organizzatore dell'associazione mafiosa. 
Il 20 luglio 2017 è stato condannato a 20 anni di reclusione dal tribunale ordinario di Roma per associazione a delinquere.[34] L'11 settembre 2018 la terza sezione della Corte d'Appello di Roma ripristina il disposto dell'art. 416 bis c.p., riconoscendo la sussistenza del "metodo mafioso". La Corte d'Appello di Roma condanna Buzzi e Carminati a 18 anni e 4 mesi di reclusione per il primo e 14 anni e 6 mesi per il secondo. Il 22 ottobre del 2019, la corte di cassazione, di nuovo, non riconosce l'aggravante del "metodo mafioso", annullando il 416 bis c.p. senza ulteriori rinvii, ma stabilendo che sia celebrato un nuovo processo in corte di appello, solo per la rimodulazione delle pene, in base alla nuova sentenza. 

 Standing ovation in carcere per Buzzi, braccio destro di Carminati che ora spera nella libertà come il suo boss: “Presto istanza di scarcerazione”
Incredibile, ma ora che la Cassazione  
si è sentita in dovere di ripulirli, 
questi ceffi saranno fuori, 
in men che non si dica.









5 commenti:

  1. La Cassazione ha richiesto un nuovo processo. In ogni caso ci vorranno anni. Resta l'associazione per delinquere. Mafia o non mafia: ci vorrebbe un chiarimento legislativo.

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    1. Ma nel frattempo, andranno a casa?

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    2. Penso proprio di no. La mafiosità riguarda il regime carcerario ed eventuali benefici per pentiti ed "espiati". C'è sempre un equilibrio instabile ma necessario tra legge scritta, opportunità, opinione pubblica etc. Ecco perché ci sono tre gradi di giudizio etc. C'è anche, in generale, il problema del significato della pena. Ci vorrebbe un giurista, anzi due, che potrebbero discutere all'infinito...

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  2. Concordo con la risposta che ti ha dato Unknown penso anch'io che sia Buzzi che Carminati resteranno in carcere, certo cadranno gli effetti del carcere duro a cui erano sottoposti. Attendiamo il nuovo processo e vediamo quali pene avranno e di quanto saranno ridotte in base alla sentenza emessa dalla Cassazione.

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  3. Non usciranno, ma resta da rivedere tutto l'apparato giudiziario alla luce di questa nuova condanna e delle modifiche che le ultime sentenze (quella Corte Europea in primis sul 41bis) hanno apportato alla legislatura italiana.

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