6.20.2018

editoriali



editorialeGovernohttps://rep.repubblica.it/pwa/editoriale/2018/06/18/news/rom_migranti_respingimenti_salvini_pieta_l_e_morta_calabresi-199364067/

Pietà l’è morta  Canto partigiano

Respingimenti, espulsioni, censimento dei rom, ogni giorno Salvini lancia una parola d'ordine, alza la tensione e incattivisce gli animi. Il risultato è sicuro: occupare il dibattito e l'agenda politica
Gioca sulle paure degli italiani, sul malinteso che serva un linguaggio violento e muscolare per garantire la sicurezza. Niente di più sbagliato. Se hai l'onore di essere ministro dell'Interno, devi diventare campione della legalità e delle regole, non puoi continuare a fare il propagandista. Non basta mettere una cravatta blu per diventare una persona credibile. Ma qui c'è di più, c'è una distorsione del linguaggio fatta scientemente, c'è la divisione della società, il tema razziale e c'è la costruzione di capri espiatori, siano essi i migranti che arrivano dall'Africa, le Ong, o i cittadini di etnia rom. 
Alzare lo sguardo su questo universo nuovo, per puntare il dito contro lo zingaro è quasi incredibile. Non lo è più se il rom si collega al clandestino, al migrante raccolto in mare, allo straniero. Scopriamo che c’è del metodo in questa teoria: prima l’individuazione mediatica di una minoranza, poi la sua trasformazione politica in devianza, quindi l’indicazione polemica delle sue condizioni come un privilegio, quindi la promessa ideologica di misure discriminatorie che metteranno fine a questi presunti abusi, col sottinteso che vengono praticati («la crociera», «la pacchia») a danno degli italiani.Il linguaggio e le pratiche sono spaventose, l'uso di parole che paiono casuali ma servono a fare l'occhiolino e a stuzzicare vecchi e nuovi razzismi: "i rom italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere"; "la crociera"; "la pacchia". Un crescendo indegno.
 MARIO CALABRESI

https://rep.repubblica.it/pwa/editoriale/2018/06/19/news/il_ministro_e_la_tribu_-199455672/
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1 commento:

  1. A Fossoli, in Emilia, c'è il campo di concentramento dove venivano condotti i"diversi" secondo il regime fascista. Prima arrivarono i Rom, poi gli omosessuali, poi i dissidenti politici, infine gli ebrei. Da lì partirono i primi carri destinazione Milano, binario 21. Infine si proseguiva verso i campi esteri. Polonia, Germania... da Fossoli parti anche Primo Levi. Uno dei pochissimi a ritornare vivo. La storia si dimentica.

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