07 maggio 2018

I CASABESTIE

https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2018/05/07/news/casamonica-195709239/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T1

Roma, raid dei Casamonica in un bar: disabile frustata per essersi ribellata

Violenza efferata perché due esponenti del clan non sono stati serviti per primi. "Ora devi chiudere o sei morto", è la minaccia al barista (anche lui picchiato a sangue) che però ha scelto di denunciare

Il primo aprile è una giornata di festa. Entrano i boss, vogliono le sigarette e pretendono di essere serviti subito. Funziona così, per loro non esiste la fila.
l barista, un ragazzo romeno, non se ne accorge e loro non lo possono tollerare. " Questi romeni di merda non li sopporto proprio" urla Antonio Casamonica al cugino Alfredo Di Silvio. La giovane dietro di lui li riprende: "Se il bar non vi piace andate altrove " . È la fine. Casamonica, 26 anni e all'attivo condanne per estorsione e falso più un processo per evasione, le strappa con una mano gli occhiali e li lancia dietro al bancone, poi si sfila la cinta dai pantaloni e la passa a Di Silvio.
 La prendono alle spalle, la frustano e poi calci, pugni fino a quando crolla a terra massacrata. . Le strappano di mano il telefono e, mentre lei striscia a terra e chiede di riaverlo indietro, glielo lanciano contro ordinando: " Se chiami la polizia ti ammazziamo " . Il messaggio vale per tutti. e mezz'ora dopo eccoli arrivare, Alfredo Di Silvio irrompe con il fratello Vincenzo. Spaccano la vetrina, rovesciano tavoli e sedie: " Qui comandiamo noi, non te lo scordare: questa è zona nostra. Ora questo bar lo devi chiudere, altrimenti sei morto " . Il barista è a terra, il suo volto è coperto di sangue. Gli schizzi arrivano fino al muro, colano accanto al calendario della Guardia di finanza. Intorno a lui sembra sia scoppiata una bomba, è tutto in frantumi.
Il nonnetto

Trenta giorni di prognosi per lei, otto per lui. Li hanno massacrati.  Le due vittime però, il giorno dopo, si fanno coraggio e denunciano. Un affronto senza precedenti, quando il clan lo scopre fa scendere in campo un pezzo da novanta. Enrico, il nonno dei fratelli Di Silvio, condannato per sequestro di persona e lesioni, si presenta al bancone. Ordina un caffè e il ritiro immediato delle accuse, pena la morte.  Il barista è terrorizzato e per due giorni la serranda rimane abbassata. La moglie però non ci sta, quel locale aperto con tanti sacrifici è il loro lavoro, la loro vita e non possono rinunciarci.

All'angolo della strada due ragazzoni appoggiati alla macchina fissano l'ingresso del bar. Dentro sembra non sia successo nulla, il giovane romeno è tornato dietro al bancone. Dopo tre caffè racconta la sua paura e, solo quando non ci sono più clienti, tira fuori il telefonino. Mostra le immagini riprese dalla telecamera Ha immortalato la sequenza dell'orrore criminale. Da quel giorno ha cambiato le sue abitudini, il percorso per tornare a casa e teme che in ogni momento possa entrare qualcuno della "famiglia". All'uscita i due sono ancora lì, lo sguardo fisso sul locale. Quello di chi impone il suo violento potere mafioso.DI FLORIANA BULFON



10 commenti:

  1. Non finiscono in galera per lo stesso motivo per cui è stato loro permesso di fare quella bella sceneggiata addirittura in televisione. Sanno di poter fare quel che vogliono e rimanere impuniti. Questa non è altro che l'ennesima conferma al fatto che è la mafia a comandare in Italia.

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    1. Una sceneggiata con la regia di quel mollusco di Vespa.

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  2. L'Italia è il Far West dell'Europa. Dove arrivano delinquenti da mezzo mondo e nessuno dice niente. Solo chiacchiere che i romeni qui e i russo lì, ma bastano i nostri delinquenti a fare queste porcate.
    L'Italia è il Far West dell'Europa. Mancano gli sceriffi però che tirano fuori la pistola dalla fondina e ammazzano.
    In questa nazione si fanno solo chiacchiere e proclami, poi ci si gratta i testicoli. Non c'è un governo legittimo? Ma c'è ancora un ministro della giustizia in carica. Cosa stanno a fare i giudici? Di chi hanno paura? Non si è ancora capito che mandare questa gentaglia in galera significa mandarli all'Università del crimine? E allora? Riaprite l'Asinara e metteteci costoro e CHE NON NE ESCANO PIÙ.

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    1. Credo di sapere di cosa hanno paura. Ricordi Sordi " Che dico di no? Dico di sì! "

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  3. La paura e la collusione forse anche di certe forze dell'ordine sono le ragioni per cui sembrano godere, anzi godono, di una quasi assoluta impunità; è quasi come se godessero di una sorta di immunità vera e propria.

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  4. Ecco... "perchè non sono ancora in galera?" è esattamente ciò che ho pensato io mentre leggevo il resoconto di questa barbarie.
    Cos'altro occorre per farli arrestare e condannare, visti già tutti i precedenti?
    Siamo davvero così caduti in basso come Paese, comandano davvero i criminali...

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    1. E credo che cadremo ancora più in basso.

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