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15 febbraio 2019

Usanze giapponesi

. Già non hanno il coraggio di confessare al capo che vogliono cambiare lavoro – e per questo è nato un servizio apposito che comunica al superiore le intenzioni del sottoposto. Adesso, a quanto pare, i giapponesi non riescono nemmeno a fare una dichiarazione d’amore di persona. Proprio così: uno degli atti più personali  viene appaltato ad altri. In questo caso, se ne occupa un’azienda chiamata Kokunavi: recapita al (s)oggetto del desiderio il prezioso messaggio, prende atto delle sue reazioni (sì/no/forse) e le comunica al mittente.Ci sono tre livelli di offerta: il primo, il più semplice (250 euro) comprende solo la consegna del messaggio d’amore e della rispettiva risposta. Chi ha più voglia di spendere soldi, può invece chiedere un pacchetto di supporto, che per 700 euro offre consigli da parte degli esperti dell’azienda su timing e location della dichiarazione d’amore, con tanto di parole giuste da usare. Il tutto viene deciso in due/tre incontri con lo staff.Infine, c’è l’offerta premium, a  1.200 euro, che comprende quattro o cinque sedute di formazione, con tanto di analisi costi-benefici e , in base alle storie che il soggetto ha  avute nel passato, viene concordato il  metodo migliore per ottenere la più alta possibilità di successo.
Mi sono chiesta : in Giappone ci saranno più o meno stupri vista la timidezza di questi giovani?
Pare di no, ma non si sa nulla di preciso , perché denunciare uno stupro è  ancora un "TABU"  altrimenti si  'umilia il Giappone'.

Shory  è una giornalista 28enne che ha sfidato il tabù  accusando il celebre reporter Noriyuki Yamaguchi di averla drogata e violentata "La polizia non voleva nemmeno che sporgessi denuncia, mi hanno spiegato che questo genere di cose accade spesso»." Ma la ragazza non si arrende. La polizia è costretta a indagare. Dopo aver sentito il tassista che ha portato Yamaguchi e Shiori in albergo e aver visto il filmato di videosorveglianza, gli inquirenti decidono di arrestare il reporter. Proprio quando gli agenti stanno per ammanettare il presunto colpevole, al terminal internazionale dell'aeroporto Narita di Tokyo arriva una telefonata: Itaru Nakamura, direttore della polizia criminale della capitale, molto vicino al capo dello staff di Shinzo Abe, ordina di soprassedere. La richiesta di arresto del giornalista per stupro è archiviata. 

Hai capito i tanto educati Giapponesi e i loro ostentati inchini? Che sia solo una facciata per non umiliare il Giappone?

https://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_28/shiori-giornalista-che-denuncia-stupro-sfida-tabu-giappone-c84951aa-ebd1-11e7-9a7e-












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https://www.corriere.it/esteri/17_dicembre_28/shiori-giornalista-che-denuncia-stupro-sfida-tabu-giappone-c84951aa-ebd1-11e7-9a7e-4e4374b5613e.shtml

11 commenti:

  1. Cara Cristiana, ciò che racconti ci fa restare di stucco, ma credo che tutto il mondo è paese.
    Ciao e buon fine settimana con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

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  2. Non so nulla di stupri imbalsamati e imbavagliati, ma vi ricordo che tutti i bravi lavoratori giapponesi ogni sera fanno un'ora pagata di straordinario pagata ed un'ora di straordinario NON PAGATA di cui vanno orgogliosissimi percché partecipano attivamente ai successi della propria azienda.
    Ricordo alla fine della seconda guerra mondiale gli americani avevano in testa alla lista dei criminali di guerra l'imperatore Hirohito, per le stragi perpetrate sulla popolazione cinese. Fu arrestato e tradotto in un carcere militare.
    Uomini e donne giapponesi si inginocchiarono a diecine di migliaia nella PIazza dinnanzi il Palazzo imperiale e fecero silenziosamente Harakiri. durò tre giorni e morirono suicidi più di 60.000 civili tutti allo stesso modo.
    Poi qualcuno fece sapere agli americani che per i giapponesi l'imperatore era una divinità e tutti si sentivano mostruosamente colpevoli per la sconfitta -la prima- in una guerra.
    Hirohito fu immediatamente liberato perhé quello americano è da sempre il più ignorante di tutti
    A girare per le strade di Tokio ancora mezzo secolo dopo la fine della guerra si oporevano incontrare mutilati con indosso ciascuno la divisa del proprio reparto che chiedevano l'elemosina, perché lo Stato non pagava loro un centesimo bucato di yen di pensione o per le ferite, in quanto avevano solo fatto il proprio dovere. Stavano appoggiati ad un muro con un cartello dove stava scritto la data ed il luogo dove era avvenuta la battaglia dove avevan subito le mutilazioni. Tutti davano a quei valorosi il loro obolo, e quelli vivevano di elemosine, orgogliosi di aver perduto per il Nippon la gamba o il braccio.
    Sono tali e quali a noi, sti giapponesi. E per "noi" intendo tutti noi europei.

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  3. Sì, è un popolo molto strano, capace di assurdità assortite ma anche di tante belle cose. Persone piene di contraddizioni.

    Moz-

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  4. Non è che non hanno il coraggio di fare una dichiarazione d'amore, il fatto è che non hanno tempo: devono lavorare 26 ore su 24.

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  5. Mi chiedo cosa dicano di noi in Giappone, in particolare sui rapporti tra maschi e femmine. Il mio giapponese è alquanto arrugginito, ma consiglio informazioni di prima mano. A chi piace il "realismo magico" suggerisco qualche romanzo di Haruki Murakami (l'ultimo è "L'assassinio del Commendatore").

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  6. Attaccandomi al post sopra, i giapponesi sono come le formiche, lavorano per la comunità.
    Se vedi dei filmati, se uno e' raffreddato portano la mascherina, hanno un senso civico diverso dal nostro, anche, si con tantissime contraddizioni e stranezze, ma forse noi non le capiamo...
    Ricordiamoci, come si sono rialzati dopo la bomba atomica...noi ci saremmo riusciti?
    Dopo il terremoto con relativo tsunami?
    Mah.

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  7. Hai ragione, per noi italiani 'casinisti ' e fantasiosi è difficile capirli, ma non mi va giù quel tabù assurdo tanto tanto maschilista.

    Scusa, ma non avendo segnato il tuo link nel mio blogroll, non ricevevo l'avviso dei tuoi post.
    Lo faccio subito.

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  8. Un paese che mi affascina moltissimo , in cui conto di tornare e di cui spero un giorno di capire qualcosina.

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    1. Ti auguri di tornarci presto, anche perché, al tuo ritorno , ci renderai edotti:)

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